La vibrazione del suono, delle parole o della musica può risuonare all’interno in modo molto profondo. Ascoltare il vento o la pioggia, il rumore delle onde, le parole di una voce o la musica spesso cambia completamente lo stato mentale.
Sarebbe bello ritornare quando si vuole a quella condizione di quiete e attenzione! Invece, spesso ci si sente fragili e distratti, in equilibrio precario tra passato e futuro, illusioni e dubbi, piaceri e dolori. La pratica dello yoga insegna proprio a rimanere in contatto in modo stabile con l’ascolto delle proprie percezioni. Ma c’è di più.
Tanmātra, le qualità sottili
Odorato (odori), gusto (sapori), vista (forme), tatto (sensazioni), udito (suoni) sono i cinque modi di mettersi in contatto con il mondo esterno, acquisendo diverse impressioni percettive. Secondo la filosofia alla base dello yoga, c”è una gerarchia e il suono è il mezzo più potente per stimolare vibrazioni interne “alte” e profonde.
La trasmissione di queste vibrazioni avviene con il complesso sistema delle nāḍī, canali, attraverso i quali passano cibo, acqua, aria, energia, messaggi sensoriali e motori. Anche la scienza moderna ha scoperto ed esplorato la vibrazione del suono, che può essere registrato per comprendere le funzioni del corpo e della mente. I medici ayurvedici possono sentire e valutare la salute dei pazienti solo con l’attento ascolto del polso.
Il sistema nervoso
Il cervello e il midollo spinale costituiscono il sistema nervoso centrale mentre tutti gli altri nervi che mettono in comunicazione le differenti parti del corpo sono il sistema nervoso periferico; quest’ultimo ha la funzione sia di governare gli organi che trasmettere sensazioni e emozioni. Il sistema nervoso periferico si divide in simpatico e parasimpatico: il primo prepara all’azione, il secondo regola la distensione e il recupero. I due sistemi devono lavorare in equilibrio (omeostasi) per evitare di sovraccaricare l’organismo e soprattutto il cuore.

Le nāḍī e il corpo sottile
Secondo la medicina indiana invece, ci sono migliaia di nāḍī, che formano una fittissima ragnatela, e originano sotto l’ombelico, nella regione del cuore e alla sommità del capo. I tre canali principale si chiamano iḍā piṅgalā, a destra e a sinistra di suṣumṇa, l’asse centrale della spina dorsale. Il cuore è la sede del prāṅa, energia.
Lo yoga non lavora solo sul corpo fisico, ma sul corpo sottile, chiamato sūkṣma śarīra.
E qui entrano in gioco kuṇḍalinī, la resilienza e l’immortalità, tramite la vibrazione del suono.
Allungare la colonna per ascoltare le vibrazioni
BKS Iyengar dice: non ho la pretesa di risvegliare l’energia Kuṇḍalinī, ma certamente la pratica yoga lo fa. Tutto lo studio e l’insegnamento di BKS Iyengar sono stati dedicati a portare consapevolezza nel corpo grossolano per andare a conoscere il corpo sottile e gli strati più profondi del sé. Per allungare la colonna verso l’alto, occorre lavorare con tutto il corpo, con tutti i muscoli e le ossa; in questo modo nelle nāḍī, iḍā e piṅgalā può scorrere l’energia senza sforzo, cosa che avviene portando consapevolmente l’attenzione al suono interno e al movimento del respiro, mantenendo la colonna allungata ma non rigida. In altri termini, iḍā e piṅgalā sono “resilienti”, non fanno nulla, ma, direzionati in modo corretto dalle azioni del corpo, permettono il fluire libero dell’energia.
La pratica
Āsana, prañayama e dhyana si apprendono esattamente in questo ordine. Gli āsana portano consapevolezza nel corpo, il prañayama porta capacità di ascoltare e controllare il respiro. Sono necessari anni di pratica, ma si tratta di un cammino affascinante. Propongo tre esercizi di “ascolto” adatti alla pratica degli studenti intermedi e avanzati.

Sedete in swastikāsana su un bolster con tutta la colonna appoggiata al muro in modo uniforme. Rilassate l’interno delle cosce, potete appoggiare le tibie su due coperte. La posizione deve essere stabile e comoda! Portate i gomiti verso il muro e le mani sulle ginocchia. Rilassate il viso, occhi chiusi, tempie rilassate. Osservate il respiro normale “ascoltando” l’apertura del diaframma per almeno 5-8 minuti.

Sedete in swastikāsana, siddhāsana o padmasāna direttamente sul tappetino e immaginate di avere alle vostre spalle un muro immaginario. Chiudete gli occhi e rilassate il viso. Osservate il respiro come nella posizione precedente ascoltando mentalmente la vibrazione dell’AUM per almeno 5 minuti.

Sedete come nelle posizioni precedenti, cambiando l’incrocio delle gambe e provate ṣaṇmukhī mudrā, il “sigillo delle sei bocche”. In questa posizione, con delicatezza, si chiudono le orecchie con i pollici, e si distendono le altre dita verso il centro del viso, tenendo le palpebre abbassate e controllando le narici. Allungando i mignoli si possono anche controllare gli angoli della bocca. Rimanete così un paio di minuti e alternate con la pratica di meditazione precedente.
In questa posizione “i sensi sono rivolti all’interno e il ritmo del respiro calma i movimenti della mente. Questo porta ad una sensazione di pace interiore che consente di ascoltare la voce divina del Sè” (BKS Iyengar, Teoria e Pratica dello yoga, fig.106). Con la pratica regolare, questo “ascolto” diventa più preciso ed omogeneo.
Il Maestro raccomanda questa pratica solo agli allievi che conoscono già asana e prañayama, il percorso deve essere graduale e consapevole. La prima pratica è adatta a tutti, le altre due a chi è sufficientemente da mantenere a lungo la stabilità della posizione, diversamente il sistema nervoso verrebbe disturbato e non pacificato!



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