Che cos’è lo yoga

Lo yoga è una antichissima disciplina che nasce nell’ambito della cultura vedica o induista. L’Induismo non è propriamente una religione, ma una filosofia. Mentre per le religioni monoteiste, si riconosce e si venera una divinità concepita “fuori di sé”, rendendole culto e prestando obbedienza ai suoi comandamenti morali, per gli indù il divino è un elemento che appartiene alla interiorità della persona e gli si rivela attraverso la preghiera, il rito e l’ascesi. Immagini e statue, riti e rappresentazioni sacre sono semplici supporti per l’esperienza del divino. Lo yoga è la disciplina che attraverso la pratica e il distacco (dalle esperienze mondane) porta la persona a riconoscere il divino dentro di sé. Lo yoga non è filosofia teoretica ma pratica, descrivendo il percorso che ogni ricercatore spirituale si ritrova a fare, con i suoi passaggi, le sue difficoltà e i suoi risultati.

I fondamenti dello yoga si trovano nei libri sacri dei Veda e Upaniṣad, ma la prima trattazione sistematica sono gli Yoga Sūtra di Patañjali, la cui compilazione si fa risalire circa al II secolo d.C. La definizione di yoga secondo Patañjali è samādhi, ovvero lo stato in cui, essendo perfettamente controllati tutti i movimenti della mente, il sapiente assume la sua forma vera ed originale, pura consapevolezza dell’essere.

L’attualità dello yoga è ora sotto gli occhi di tutti. Quindi la necessità di filtrare e controllare gli innumerevoli stimoli per la mente che provengono dal mondo esterno non è evidentemente un bisogno moderno, ma risiede nella natura dell’essere umano che, non desiderando essere soverchiato dalle sfide dell’esistenza, cerchi una strada di indipendenza e di scoperta del proprio mondo interiore.

Patañjali, rifacendosi alla filosofia Sāṁkhya, concepisce un mondo “dualistico”, costituito dalla realtà materiale o prakṛti e da una infinità di puruṣa o entità spirituali. Fermare o controllare i movimenti della mente significa staccarsi dalla abitudine di identificarsi con i continui mutamenti del mondo materiale e specchiarsi nel proprio puruṣa, la vera natura eterna, immodificabile e immateriale.

Per fare questo Patañjali concepisce un percorso a otto “rami” o membra, o stadi, non necessariamente susseguenti l’uno all’altro: doveri morali (yama e niyama), pratica di posizioni, di controllo del respiro e dei sensi (āsana, prāṇāyāma, pratyāhāra), concentrazione (dhāraṇā), meditazione e completo assorbimento (dhyāna e samādhi).

Sono stati infiniti i ricercatori spirituali, gli asceti e i maestri di yoga che hanno assunto il testo di Patañjali come loro punto di riferimento, in India e ormai da parecchi decenni anche fuori dall’India. Al di là delle mode e dell’equivoco che vorrebbe lo yoga come una disciplina puramente fisica, lo yoga definisce una necessità spirituale che coinvolge oggi milioni di persone di ogni età e condizione.

Nel 2016 lo Yoga è stato riconosciuto nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità tutelato dall’UNESCO.