Yoga per principianti: come mantenere la disciplina nella pratica (abhyāsa)

Lo scopo dello yoga è quello di calmare i movimenti della mente ma il lavoro sul corpo è fondamentale; anzi, occorre lavorare sul corpo come primo strumento di interiorità, per osservare la propria volontà, pazienza, capacità di rimanere nel presente. Non serve tanto usare i muscoli, quanto osservare i movimenti della mente.

Lo yoga è una disciplina estremamente efficace a patto che venga praticata con costanza almeno due volte alla settimana (per iniziare). Haṭha Yoga Pradīpīka, un antico importante trattato sullo yoga, dice: “Il giovane, l’anziano o il molto anziano….con il continuo esercizio, ottengono il successo. Come può ottenerlo chi non pratica? Il successo non viene dalla lettura dei libri”. In altre parole, tutti possono ottenere grandi miglioramenti dalla costante pratica dello yoga.

No, poco è meglio di niente. E poi non è obbligatorio venire a lezione per praticare yoga, anzi, la vera pratica costante è quella che ognuno impara a farsi a casa propria. Ci vuole un po’ di tempo, ma ci sono sequenze facili, alla portata di tutti, che possono essere praticate con sicurezza anche da soli.

Questo è esattamente il problema! il termine sanscrito per “pratica” è abhyāsa, che significa “lo sforzo di calmare la mente”. La mente è sfuggente per natura, pensieri e sentimenti si rincorrono in continuazione. Generazioni di asceti hanno studiato come calmare la mente e liberarsi dal chiasso di pensieri e stimoli continui e indesiderati. La risposta di B.K.S. Iyengar, interpretando gli Yoga Sūtra di Patañjali, è di portare l’attenzione all’interno del corpo, alla pratica degli āsana.

Nel concetto di abhyāsa, pratica, è implicito quello di “ripetizione”: come gli asceti recitano il mantra, i praticanti di Iyengar Yoga ripetono i loro āsana, cercando l’esecuzione e l’allineamento corretto, osservando il respiro e la mente durante la pratica. Sarà spontaneo constatare che lo stato mentale oltre che fisico si modificano e al termine della pratica ci si sente più quieti e rilassati.

Siamo abituati a muovere il corpo nella ginnastica o nello sport alla ricerca delle migliori prestazioni; lo yoga è differente. Non bisogna esercitare la valutazione, il giudizio, ma abituare la mente a rimanere nel presente, nell’azione. “E’ importante riconoscere che occorre impegno, perché la mente non diventerà controllata da sé” (Bryant) in quanto è volubile, potente ed ostinata. Al tempo stesso, non bisogna scoraggiarsi ed essere troppo severi con sé stessi, ma perseverare.

Se si fanno āsana già praticate a lezione, certamente si farà bene; se si vogliono sperimentare āsana difficili trovate sui libri o sui social quasi sicuramente ci si farà male. Occorre procurarsi il materiale di base, tappetino, coperte, mattoni, cinture e trovare uno spazio libero a casa. Poco per volta questo “spazio” dello yoga assumerà un significato speciale e quanto si riuscirà a fare sarà sempre benefico.

Edwin Bryant, Gli Yoga Sūtra di Patañjali, Prefazione di B.K.S. Iyengar, Edizione italiana a cura di Gabriella Giubilaro, Roma, Mediterranee, 2019.

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